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Un approfondimento sul BYOD (Bring Your Own Device)

Argomento:

Il modello BYOD (Bring Your Own Device) è una diretta conseguenza della consumerizzazione dell’IT, che consente ai dipendenti di introdurre nel perimetro aziendale le proprie tecnologie. L’utente, cioè, utilizza sempre più spesso, sul lavoro, il proprio dispositivo mobile per le attività di tutti i giorni. Se da un lato si prospettano nuovi orizzonti di produttività per le aziende, dall’altro nascono anche nuove fonti di rischio che devono necessariamente essere prese in considerazione.

 

Anche perché l’utilizzo del BYOD è variegato ma in costante crescita (i dispositivi BYOD erano 198 milioni nel 2013 milioni e saranno 405 milioni nel 2016, stando alle previsioni degli esperti). Il BYOD è indubbiamente destinato a crescere fino a includere altre tecnologie, fra cui i wearable, i dispositivi, cioè, che si indossano, come smartwatch e smartglasses (si parla, in questo caso, di WYOD, Wear Your Own Device).

 

Il successo di una strategia BYOD richiede di individuare con precisione e preventivamente gli obiettivi da raggiungere e gli strumenti per poterli misurare con precisione. Il Bring Your Own Device comporta infatti molti costi nascosti, relativi alla protezione dei dati e alla gestione di dispositivi con sistemi operativi differenti (iOS, Android, Windows Phone, BlackBerry). Un’indagine di Gartner rivela infatti che “il BYOD non comporta necessariamente una riduzione delle spese. Il numero delle aziende che con questo approccio spende di più, infatti, è all’incirca lo stesso di quelle che sta risparmiando”. Definire gli obiettivi della mobility e condividerli con l’amministrazione IT è dunque il primo requisito per poter misurare il successo della propria strategia BYOD.